Dalla prefazione di Cernezzi al libro che Walter ha voluto regalare al Volo a Vela italiano:

Gli amici di Walter, che come me lo conoscono da tempo, hanno raccolto in questo volumetto un
piccolo tesoro: una veloce selezione fra i tanti articoli che ha scritto per la rivista Volo a Vela. Si
parte dal 1957 per arrivare al 2008 e pur saltando di qualche lustro qua e là, si è dovuto scartare
molto materiale per motivi di spazio, in particolare saltando la lunga esperienza legata alla Federazione
FIVV.C’è tutto il volo a vela italiano degli ultimi sessant’anni, una finestra sui cambiamenti

del nostro sport e uno sguardo sui problemi vecchi e nuovi. In moderno stile giornalistico, con bella
scrittura, spesso arguto e comunque sempre oggettivo, ci ha informato sui “grandi voli” di 150 km,
che poi hanno superato la barriera dei 1.000; ha testato e descritto alianti in legno, in metallo,
in fibra di vetro, in carbonio e kevlar. Ha visto l’evoluzione dei percorsi di gara, dalla durata e
distanza libere fino ai veloci circuiti di 500 km a 159 km/h di media (Rieti, 1993). In poche frasi
ha saputo cogliere l’essenza delle interminabili polemiche sugli handicap e sulle classi.
Walter Vergani è un uomo di grande spessore, sempre assolutamente concreto e finemente razionale.
Estraneo a ogni rivalità personale, puro e cristallino nella sua passione per il volo, competitivo
solo nello sport che lo ha assorbito ma per il quale non ha mai ceduto a campanilismi. Se qualcosa
si rompe, lui la ripara; se qualcosa è carente, lui si dà da fare per migliorarla. Crede nella forza
dell’associazionismo e non perde tempo a recriminare. Sa che l’umanità, anche in uno sport numericamente insignificante, fa grandi passi avanti e alcuni passi indietro, e non si lascia scoraggiare da questi ultimi. Quanto abbiamo imparato!

Dell’aliante ama ogni aspetto: la macchina, la tecnica, la velocità la scienza… e l’organizzazione
“politica” forse sopra ogni cosa. Ha sempre a cuore la partecipazione alla vita sociale e ha
attraversato tutto questo arco di tempo con un indomito spirito di impegno personale perseguendo
crescita e sviluppo, senza fermarsi di fronte alle difficoltà in costante agguato. La burocrazia l’ha
sempre combattuta non con le proteste, ma con il duro lavoro di analisi e di convincimento. Si è
speso in favore dei club meno ricchi, fornendo un aliante biposto di basso costo in cambio di un
canone simbolico. Ha dato il suo supporto alla sperimentazione di metodi di decollo economici e
ha subito capito l’enorme potenziale della Classe Club e degli alianti leggeri nella diffusione del
nostro sport, incoraggiandone l’acquisto sia sulle pagine della rivista, sia con i suoi consigli diretti
e personali.
Membro del prestigioso gruppo di fondatori del club oggi dedicato ad Adele Orsi, che non ha mai
lasciato, Walter non ha risparmiato sforzo alcuno, profondendo decenni di lavoro per dare alla
nostra nazione un futuro volovelisticamente migliore. Il suo progetto di costituire una Federazione
sportiva si è realizzato con successo nell’arco di una ventina d’anni, grazie alla sua tenacia, dandoci una struttura nazionale e un’identità di corpo. Ho ammirato la naturalezza con cui ne cedette la guida ad un nuovo presidente, continuando a collaborare come consigliere in umiltà senza mai provare gelosia per il passaggio di consegne. Per la FIVV, per il club, per la rivista e per molti di noi, è stato un padre che ci ha accompagnati all’imbocco di una strada, incoraggiandoci ad andare avanti e a seguire tenacemente il suo esempio.