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Pioniere del volo a vela, praticò questa attività aeronautica in tutti i suoi aspetti. Istruttore, progettista e costruttore, organizzatore, meteorologo e saggista. Una passione che lo condusse in giro per l’Italia, da Varese a Rieti, e in Argentina, dove esisteva un campo di volo, a volte solo un prato, da cui portare in cielo un aliante.
Mirò sempre, con altruismo e serietà di intenti, alla diffusione e al progresso dell’ala silenziosa.
Plinio Rovesti nasce nel 1911 a Gualtieri (Reggio Emilia) da una famiglia di produttori vinicoli, che durante una crisi del settore di metà anni venti si era trasferita a Varese in cerca di miglior fortuna. E’ l’aeromodellismo la passione del giovane Plinio, che volge lo sguardo al cielo per capire dove vanno le ali dei suoi leggeri modelli cullati da forze impalpabili. Ben presto vuole conoscere il cuore dell’aria. Per farlo si rimbocca le maniche e, assieme ad altri amici aeromodellisti (tra cui Ermanno Bazzocchi, il futuro padre degli addestratori a getto Aermacchi) fonda, nel 1930, il Gruppo di volo a vela “Tommaso Dal Molin”, guidandolo appena diciannovenne. Il salone di una scuola varesina è l’officina in cui vengono realizzati, togliendo ore al sonno, i primi alianti libratori. I materiali sono un regalo delle ditte aeronautiche della zona.
Per collaudare e volare su quei trabiccoli di legno e tela, ottiene, con altri tre compagni di ventura, gli attestati A e B di volo librato a Pavullo nel Frignano (Modena), la cui scuola dirigerà nove anni più tardi. I primi “salti” sono nell’aeroporto dell’Agusta di Cascina Costa e in diversi campi di fortuna.
Vengono poi il brevetto “C” di volo veleggiato e, più tardi, una sequenza di brevetti su aerei a motore sino a quello militare di pilota da bombardamento.
E’ proprio nel 46 che nasce presso l’E.N.A.L. aziendale “S.I.A.I. Marchetti” di Sesto Calende, con la prestigiosa Presidenza dell’ing. Alessandro Marchetti, il primo Club Volovelistico che riprenderà dopo la guerra l’attività di volo, guidato dalla capacità organizzativa e dall’entusiasmo di Plinio Rovesti.
Questo gruppo sarà il sano embrione dal quale nascerà più tardi il Centro Studi Volo a Vela Alpino, di Varese.
Ma il desiderio è di andare più in alto e lontano. Il territorio su cui vola è punteggiato di laghi. Allora, perché non pensare ad alianti anfibi? La stagione è esaltante per il Gruppo Dal Molin. Rovesti collabora con l’ing. Angelo Mori del Genio aeronautico alla progettazione e costruzione di due veleggiatori anfibi: il super “Roma” (con ben 20 metri di apertura alare) e il “Varese” di medie caratteristiche. Quest’ultimo realizzato in otto esemplari. E’ evidente, qualcosa di grosso bolle in pentola. L’idro-volo a vela comporta un addestramento nelle acque del Golfo di Genova a traino di motoscafi.

Nel luglio 1933 il primo volo sperimentale con lancio dal Campo dei Fiori e ammaraggio nel Lago Maggiore. Il quotidiano “Cronaca Prealpina” lo celebra con un articolo titolato “L’ardito e felice volo dell’aeroveliero ‘Roma’ pilotato da Plinio Rovesti”. Seguono altri voli, compiuti in coppia con Tino Gada, dalle cime delle montagne ai laghi del Verbano.
E finalmente tutto è a punto per il grande evento: il lancio dal Campo dei Fiori, il 16 settembre 1934, di una formazione composta dagli otto anfibi “Varese” capeggiati dal “Roma” di Rovesti con meta le acque del Lago di Varese antistanti l’idroscalo della Schiranna. Un’impresa volovelistica che ha una vasta eco in Italia e all’estero.Nel medesimo anno, il felice esito dell’esperienza varesina e il desiderio di molti giovani di provare l’ebbrezza del volo silenzioso portano Rovesti alla direzione della nuova Scuola regionale di Volo senza motore sui campi della Caproni di Vizzola Ticino, oggi inglobati nella Grande Malpensa. Si raggiungono al mese mediamente 35 attestati B di volo librato. Un grosso impegno, che tuttavia non impedisce al nostro di progettare e guidare la costruzione di due alianti veleggiatori, il “Vizzola I” e il “Vizzola II”, presentati ai Raduni di Volo a vela di Asiago, dove il “Vizzola II”, pilotato da Aldo Bellò, conquista i record di quota e di durata; e, inoltre, di dare alle stampe, nel 1939, “Il volo veleggiato e il suo regno”, un trattato a 360° sul volo a vela, considerato una sorta di Bibbia dei volovelisti italiani. Due anni più tardi è la volta di “Volo librato”.
 
Il fragore della guerra scuote ormai l’Europa. Rovesti è chiamato da S. Tenente a dirigere la Scuola di Volo a vela all’aeroporto di Pavullo nel Frignano (Modena), dove si svolge l’addestramento premilitare dei piloti. Qual’è lo stile del suo insegnamento lo testimonia, per Pavullo, il dottor Ezio Scarponi, che si firma “pilota di Rovesti”: «…dopo aver uditi i molti suoi consigli, presi a volare e non più a svolazzare; il mio volo divenne armonioso ed elegante come Plinio voleva e durava un tempo più lungo. Insegnare è un’arte e Plinio ne era provvisto; il suo consigliare era preciso ed essenziale: i consigli erano sussurrati e non imposti e noi allievi ne tenevamo conto.» Quando il conflitto si fa più aspro è nel Nucleo Aliantisti da Sbarco e Assalto. Potrà poi fregiarsi della Croce di guerra al merito.
Terminata la sciagura, il tempo per un sospiro di sollievo e Rovesti chiama “A Raccolta!” i volovelisti italiani. Lo fa pubblicando, dal gennaio 1946 a Sesto Calende (Varese), alcuni numeri del periodico “Volo a Vela”: «Noi abbiamo fede nell’avvenire del volo a vela. Abbiate fede voi pure, e siateci vicini con la vostra simpatia e con la vostra collaborazione. E con fede riprendiamo, come un tempo il nostro pacifico lavoro, mentre la Patria, dopo la bufera che l’ha sconvolta, va cercando la sua pace e le vie del suo domani». Quindi, aggirando il divieto imposto dagli eserciti alleati di svolgere in Italia qualsiasi attività di volo, organizza un campeggio volovelistico all’aeroporto svizzero di Magadino (Locarno). Esce “Tecnica ed arte del volo a vela”.Ma i tempi della ripresa del volovelismo italiano tardano ad arrivare. Accetta quindi l’offerta di portare la sua esperienza in Argentina, dove si reca assieme all’asso dell’aeronautica Adriano Mantelli. Vi rimane otto anni, divenendo uno stretto collaboratore del prof. Walter Georgii, padre della meteorologia volovelistica, materia che approfondisce, ricoprendo anche l’incarico di Capo della Divisione di Meteorologia e Aerofisica dell’INAV-Instituto Argentino de Vuelo a Vela con sede a La Cruz (Córdoba). La superba Cordigliera delle Ande è una potente fonte di fenomeni atmosferici, in particolare di sottovento, che Rovesti indaga organizzando una spedizione aerologica, finalizzata agli studi sulla sicurezza del volo, nella regione del Cerro Pelado (3.500 m) ai piedi del massiccio dell’Aconcagua. Di fronte alla maestà della natura e all’imprevedibilità delle sue manifestazioni, considererà unica quell’esperienza scientifica e prima ancora umana. In Argentina scrive l’edizione spagnola di “Volo a vela – Sport dell’avvenire”.

Ritornerà nella pianura pampeana come capo della squadra italiana ai campionati del mondo nel 1963: «l’accoglienza tributatagli dai volovelisti argentini fu indescrivibile – scrive il campione Riccardo Brigliadori -. Ci vennero a prendere all’aeroporto per accogliere il loro grande amico al grido di “Don Plinio! Don Plinio!».I tempi sono maturi per il rientro in Italia. E’ il 1956 quando assume la direzione del Centro Nazionale di Volo a Vela a Rieti, di recente costituzione, al quale imprime quell’impulso che farà del Centro uno dei più importanti punti di riferimento nel panorama volovelistico italiano e, in seguito, internazionale. E’ capo della squadra italiana ai Campionati mondiali di volo a vela in Francia e meteorologo in quelli di Germania, Inghilterra e Polonia.
Determinante il suo contributo al rapido sviluppo del volovelismo nazionale in termini sia organizzativi sia di diffusione della meteorologia, che avviene anche attraverso un’intensa attività di conferenziere. Il noto volovelista Egidio Galli scrive come Plinio «per una delle sue più belle doti – la generosità – conquista sui campi di volo e nelle conferenze scientifiche il riconoscimento di “professore”». Comunicare e illustrare, con la parola o la scrittura e con le immagini, la meteorologia e i progressi volovelistici, significano per lui diffondere con coscienza una sana passione. La sua prosa, sempre chiara, si fa precisa negli scritti tecnici e lirica quando tocca il tema del volo silenzioso.
Del 1957 è la pubblicazione “Meteorologia per i piloti di volo a vela”: edita dall’Aero Club d’Italia e adottata per il conseguimento del brevetto di volo a vela, avrà ben cinque ristampe in venticinque anni. Diviene il meteorologo ufficiale dei Campionati italiani di volo a vela e di altre importanti competizioni.
Nella Varese dei suoi anni giovanili rientra nel 1961 per organizzare e dirigere il prestigioso Centro Studi Volo a Vela Alpino sul campo di Calcinate del Pesce, entrambi sorti grazie alla straordinaria passione volovelistica dei coniugi Adele e Giorgio Orsi. Con lui ritorna a Varese anche il periodico “Volo a Vela”.
La notorietà di Rovesti in campo internazionale lo impegna, sin dagli anni 60, in una stretta collaborazione con l’OSTIV, l’organizzazione scientifica e tecnica mondiale del volo a vela, di cui viene nominato, nel 1968,  membro del Consiglio direttivo, incarico che mantiene per diversi anni.
Nel 1958 la F.A.I. – Federazione Aeronautica Internazionale gli aveva conferito il prestigioso “Diploma Tissandier”.
E’ di nuovo a Rieti nel 1966. Richiamato in servizio dall’Aeronautica militare, riprende a dirigere il Centro Nazionale di Volo a Vela sino al collocamento in congedo, con il grado di Tenente Colonnello pilota, nel 1975, l’anno in cui dà alle stampe una sua nuova piacevole fatica: “Ali silenziose nel mondo”, la storia del volo a vela mondiale.
Non lascia mai di volare (ottiene la Medaglia d’argento di lunga navigazione aerea), ma, soprattutto, non abbandona la sua meteorologia: per dieci anni ancora riveste la carica di meteorologo dell’Aero Club Centrale di Volo a Vela di Rieti, dove continua a dirigere il Servizio Meteo delle gare di volo a vela, dei Campionati italiani ed europei, fino a coronare la sua carriera con l’affidamento di questo servizio ai Campionati Mondiali svoltisi a Rieti nel 1985, in occasione dei quali organizza anche il Congresso internazionale scientifico e tecnico dell’OSTIV. Pubblica “Il volo a vela - Rieti 1985: Campionati mondiali”.
I riconoscimenti che riceve sono numerosi, tra cui la Medaglia d’oro di benemerenza dell’AeCI, il titolo di “Pioniere del progresso aeronautico”, la “Stella d’oro al merito sportivo” del CONI e, soprattutto, l’affetto dei volovelisti. Scrive ancora Brigliadori: «I ricordi si chiudono con il bell’anniversario dei 90 anni in compagnia dell’amatissima moglie [Rosetta] e dei figli; e poi tante, tante lettere dolcissime».
Scompare a Rieti nel luglio 2006 a novantacinque anni.